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Venerdì, 12 Luglio 2019 11:53

Stile Alpino Magazine

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La mia storia dall’inizio…
Ho 21 anni, frequento l’università di Scienze Motorie a Torino e vivo in un piccolo comune poco distante dal centro della città, Grugliasco.
In realtà la maggior parte del mio tempo lo trascorro fuori città, in giro per le montagne , a scalare su roccia o ghiaccio, a correre o traversare qualche cresta, oppure ancora a sciare. Non mi sento per niente appartenente alla vita di città, non amo la routine perché ammazza la voglia di fare e di cambiamento, al contrario mi sento appartenente alla vita tranquilla e al clima che si respira in montagna. Fin da molto piccola, non parlavo ancora, quando I miei genitori mi portavano a fare lunghe passeggiate nello zaino e mi depositavano sotto un albero per fare un bel riposino.
Poi quando ho iniziato a camminare, sono scesa dallo zaino e ho iniziato a tastare con i miei piedi i sentieri di montagna che nonostante sembrassero non finire mai per me era come essere portata al parco giochi.
Ho continuato per tutta l’infanzia ad andare in montagna, ogni volta con uno scopo diverso. Qualche volta si andava a camminare, altre ad arrampiare sulle facili pareti di Traversella , oppure si facevano giri in mountain bike o si andava a sciare.

Quando ho iniziato le scuole medie ho iniziato a fare molto nuoto, perciò spesso alcuni weekend non seguivo I miei genitori in camper per andare in montagna ma li trascorrevo in città a far vasche. Questa passione per il nuoto, che in reltà passione non era, durò poco, infatti già all’inizio della prima superiore mi ero di nuovo proiettata nel mondo delle pareti da scalare.
Questa volta le pareti non erano di roccia ma artificiali.
Scoprii l’esistenza dell’arrampicata sportiva grazie ad una palestra poco lontana da casa mia dove iniziai a scalare liberamente una o due volte a settimana.
L’arrampicata si rivelò a me come un gesto semplice, uno schema motorio assopito che aspettava solo di essere risvegliato. Mi sentivo perfettamente a mio agio sulle placche e a fare incroci di piedi e mani sulle prese artificiali del Palazzetto , non c’era nulla di piu’ naturale, ad eccezione delle pareti strapiombanti sulle quali invece mi ci vollero mesi di allenamento per abituarmi.
Un bel giorno mi vide scalare un allenatore della palestra e mi propose di entrare a far parte del gruppo sportivo giovanile dell’agonismo. Iniziò cosi la mia carriera agonistica che nel giro di pochi anni mi fece diventare un’atleta, fino ad arrivare alla squadra nazionale.

Le gare…
Sono entrate nella mia vita rapidamente, non ho avuto effettivamente il tempo di decidere, infatti mi convinsero i miei compagni del gruppo sportivo a prender parte a una gara macroregionale e da quel giorno( in cui tra l’altro andai molto bene arrivando prima) per i successivi 4 anni mi dedicai esclusivamente ad allenarmi per le competizioni.
L’allenamento in quegli anni per me voleva dire tutto, era la chiave per migliorarmi e riuscire a salire sul podio della coppa italia a cui tanto ambivo.
Significava dimostrare a me stessa che ero diventata più forte,più coraggiosa nell’affrontare la situazione di stress di gara e più esperta naturalmente. Sono i motivi principali per cui ringrazio di aver avuto un passato come atleta, credo sia indispensabile per la formazione. La mia attenzione tuttavia non riuscì mai a focalizzasi totalmente nelle gare, questo è il motivo principale per cui ero sempre insoddisfatta della prestazione e non andai mai oltre ad un 2° posto al campionato italiano assoluto con la corda, nonostante potessi arrivare 1°. I miei risultati bastarono comunque ad assicurarmi un posto in nazionale senior per due anni dopo che non potei più competere nella giovanile.
Nel 2015 decisi di abbandonare questo mondo delle competizioni e di dedicarmi totalmente all’arrampicata su roccia alla quale mi ero già affacciata da qualche anno traendo grandi soddisfazioni ed emozioni.

La scoperta dell’outdoor…
Le prime volte che andai in falesia furono con gente molto più grande di me che aveva esperienza e potevano insegnarmi diverse cose sulla scalata fuori che in palestra non potevi imparare.
Mi piaceva scalare su conformazioni rocciose sempre diverse, dopo anni passati a tastare sempre le stesse prese di resina la scoperta di nuove prensioni e agganci per le mani mi affascinava e stimolava a scalare sempre di più e a girare posti nuovi.
Avendo un allenamento di tipo agonistico nelle braccia i miglioramenti non tardavano ad arrivare ed erano visibili a vista d’occhio ogni volta che si faceva un uscita.
Nel giro di due anni dalla mia prima volta in falesia riuscii ad arrivare all’8a di via e consolidarlo in pochi mesi, soprattutto quando successivamente dedicai anima e corpo ai miei progetti su roccia lasciandomi alle spalle la palestra indoor.
2014. Fu l’anno di maggior successo in cui riuscii a salire diversi tiri di 8b e soprattutto feci la prima ripetizione italiana femminile di Tom et Je Ris, un 8b+ di 60m incastonato nelle gole del Verdon a 100 mentri di altezza.
Tutt’oggi penso che quello sia stato il risultato più importante che abbia mai ottenuto, sia per l’impegno richiesto che per la difficoltà in sé.
Mi ero data quattro giorni di tempo per provarlo ma il primo giorno non si fece nulla per via della pioggia, riuscimmo solo a trovare l’attacco della via che si trova a un ora e mezza di cammino dall’auto ed è facile perdersi. Riuscii nell’impresa dopo soli quattro tentativi distribuiti in due giorni. Non ricordo di essere stata mai tanto felice come quando mi ribaltai sulla cengia dell’altopiano, dopo aver scalato i 60m del Tom et Je Ris.
Avevo lottato per realizzare un sogno e ci avevo creduto fin dal primo momento in cui era stata concepita l’idea.
Da allora la mia passione per l’arrampicata prese una piega sempre più alpinistica. Iniziai ad affrontare pareti con maggiore sviluppo e più impegnative perché non protette con fix ma da proteggere con l’uso di nuts e friends. Iniziavano per me i primi multipicth.
Questa nuova dimensione dell’arrampicata risvegliò in me quella passione che fino ad allora aveva accompagnato ogni mio progetto su roccia ma che piano piano era scremata per mancanza di stimoli nuovi.
Grazie a questo mi riavvicinai sempre di più alla montagna, dove spesso andavo ad affrontare vie che si trovavano in ambienti molto selvaggi e in quota.
La riscoperta di questo mondo che fin da piccola mi aveva affascinata, mi riportò a praticare alcune attività che grazie all’impegno delle gare avevo interrotto, come lo scialpinismo, il trekking e la corsa in montagna.
L’alpinismo in poco tempo prese un posto importante nel mio cuore e divenne la mia ambizione più grande.
Da qui nacque la mia idea di andare sul Monte Bianco a provare Digital Crack, un 8a+ a 3800 metri sulla cresta dell’Arete de Cosmiques.
Non ero mai stata sul massiccio del Bianco ma avevo sentito parlare tanto del suo granito, la scalata lì è splendida ma anche molto difficile, persino i gradi più banali impegnano lo scalatore più esperto.
Il mio era un vero e proprio progetto pensato per unire la difficoltà su roccia al mondo dell’alpinismo. Quattro giorni sul Monte Bianco partendo dall’arrivo della funivia al Rifugio Torino , spostandoci con gli sci , mangiando cibo in scatola portato da casa e dormendo in tenda: una vera avventura che avrebbe fatto da cornice ai miei tentativi su Digital Crack. Per acclimatamento avevo pensavo di salire due vie estremamente belle sui Satelliti, degli scudi rocciosi poco distanti dal rifugio Torino dove ci accampammo i primi due giorni : Empire State Building (Tacul-Clocher du) 250m diff. 7c, 6b+ obbl; Direttissima del Tridant Du Tacul diff. 7a+.
I due giorni restanti li dedicai al mio progetto .
Un pò per sfortuna ed errori di calcolo del tempo non riuscii a salirlo e tornai la settimana dopo in una giornata di bel tempo che mi permise di moschettonare la catena e di urlare di gioia con lo spettacolo della cima del Monte Bianco davanti ai miei occhi.
Questa salita è stata per me un grande traguardo e ha permesso il concretizzarsi in me del desiderio e obiettivo di fare i corsi per diventare guida alpina.
I mesi dopo la mia esperienza sul Bianco trascorsero tra allenamenti sul pannello di arrampicata, uscite su roccia , ghiaccio, misto , corse in montagna e tanto allenamento sugli sci.
Sarà un modo di impegnare le mie giornate un pò faticoso ma che porterò avanti per tutto il tempo necessario per formarmi per poi provare le selezioni. Nel frattempo i progetti non stanno ad aspettare e quest’estate ho in mente di andare in Marmolada a ripetere alcune delle vie classiche che stravolgeranno ancora i miei canoni di bellezza e poi infine sull’Eiger…
La curiosità è ciò che mi spinge a compiere le imprese più difficili, mi caratterizza, domina l’aspetto più importante del mio carattere, senza di essa sarei morta.

Read 583 times Last modified on Mercoledì, 27 Novembre 2019 19:32
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